Legami in Puglia per uno dei fermati a Nizza. Controlli sul web, 100 espulsi nel 2016.

Roma – Il nuovo, sinistro termine coniato dopo la strage di Nizza è car-jihad. Delle inquietanti mutazioni del terrorismo internazionale si parla a Palazzo Chigi, nel vertice con i capigruppo di maggioranza e opposizione convocato dal premier Matteo Renzi.

E al Csm i magistrati si confrontano sugli strumenti per contrastare il fenomeno, a cominciare dal coordinamento e all’incrocio di dati tra Paesi e dai controlli sul web, perché il proselitismo viaggia nella rete, avverte il procuratore nazionale antiterrorismo Franco Roberti: «La minaccia terroristica in Italia è alta. Questo non lo dico io per la prima volta, non ci può confortare il fatto che non sia paragonabile a quella francese perché è inutile e controproducente pensare soltanto al nostro territorio e non guardare agli altri Paesi. Nizza, ma anche Turchia e la svolta autoritaria di Erdogan, che può alimentare il radicalismo in un Paese considerato centrale nella lotta all’Is e nella gestione dei migranti diretti in Europa.

Per Renzi, in questo momento è importante «comunicare ai cittadini prudenza ed equilibrio». Ma anche mostrare coesione tra le forze politiche, mentre al confronto sollecitato dal M5S non partecipa la Lega, che parla di «passerella» voluta dal premier.

loading...

La strage di Nizza, si concorda al vertice, non è un episodio isolato, fa parte della strategia definita, appunto, car-jihad. Auto e camion come nuove armi, più facili da reperire ed utilizzare, per colpire la massa, come suggeriscono i messaggi web del Califfo e dei suoi fanatici seguaci.

La radicalizzazione dell’Islam va studiata, capita meglio per meglio combatterla e prevenirla e il governo annuncia una commissione indipendente di tecnici ed esperti per questo. Tutti d’accordo, poi, sulla necessità di fare presto un dibattito in Parlamento e con l’esecutivo sulla lotta al terrorismo, ma anche sull’immigrazione per ristudiare il tema dell’accoglienza degli stranieri in Italia. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ribadisce che in Italia resta alta l’attenzione, anche senza rischi specifici. Dall’inizio dell’anno ci sono state 100 espulsioni, compresi 10 imam. Si lavora anche sul fronte della comunicazione, soprattutto sui provider e il Comitato per l’analisi strategica antiterrorismo, ha valutato oltre 250 segnalazioni. L’ultima richiesta è venuta delle autorità francesi dopo Nizza e c’è stato un controllo in Puglia, dove uno dei fermati avrebbe detto di vivere.

Una notizia che alla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo però non è arrivata. «Forse – polemizza Roberti, al Csm – un difetto di circolazione delle informazioni nelle istituzioni e sarebbe grave, perché certe notizie prima di essere divulgate dovrebbero arrivare nel circuito istituzionale». Scambiare le informazioni, metterle in comune per avere una strategia di tutti i Paesi occidentali è fondamentale, sottolinea anche il capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone, ma se non si comincia in casa nostra…

Quanto ai fatti di Ankara, per l’esecutivo (c’erano anche il ministro della Difesa Pinotti e il sottosegretario alla Presidenza Minniti) è stato «un vero tentativo di colpo di Stato», ma ci sono timori per la repressione e se la Turchia reintroduce la pena di morte «ha chiuso con l’Europa».

L’angoscia per l’arresto di 2.700 magistrati turchi è di tutti al Csm. «Mai successa una caccia all’uomo-magistrato così, andandolo a prelevare casa per casa, è mostruoso», dice il primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio. Condanna questi «atti di giustizia sommaria» il vicepresidente del Consiglio, Giovanni Legnini.

loading...