CAMBIA TUTTO – GIORGIA MELONI, PAZZESCA APERTURA: CHI È PRONTA A PRENDERSI ALLE PROSSIME ELEZIONI

Giorgia Meloni apre ad Alfano: “In Sicilia si segua modello Liguria”

Paolo Emilio Russo per Libero

«Fratelli d’ Italia non si allea con chi ha tradito gli elettori. Noi siamo disponibili solo ad alleanze che garantiscano soluzioni ai problemi e alle emergenze della nostra Nazione. Angelino Alfano è corresponsabile del malgoverno della Sicilia e non potrà essere protagonista della stagione che verrà». Il partito di Giorgia Meloni è accusato di essere stato quello – l’ unico, forse – che ha posto il veto definitivo sul rientro del ministro degli Esteri nel centrodestra.

La segretaria del partito più a destra della coalizione, però, non è così netta come sembra. In una intervista a Il Mattino, dice di augurarsi «che per la Sicilia si segua il modello ligure». In cosa consiste? Ecco spiegato: «Liste civiche d’ ispirazione alfaniana senza simbolo, sulle quali io non porrei alcun problema, lasciando l’ ultima parola al candidato governatore, che per me dovrebbe essere Nello Musumeci». Il partito dell’ ex segretario Pdl, dunque, potrebbe sostenere un candidato unitario del centrodestra sull’ Isola, ma solo rinunciando al proprio simbolo e al proprio nome. Il sacrificio, per la verità, non sarebbe così grande: il “marchio” del partito nato da una costola del Popolo delle Libertà non è infatti molto noto agli elettori e, comunque, finora non ha avuto molto successo. Il problema, semmai, è un altro.

Per Fratelli d’ Italia l’ accordo in Sicilia non si deve tradurre – e non si tradurrà – in un accordo nazionale alle elezioni Politiche della primavera. «Questo percorso non dovrà poi portarci a un accordo nazionale con Ap, con chi ha contribuito allo sbarco di 500mila immigrati», mette in chiaro. La questione non è il solo ministro degli Esteri, ma, a suo dire, l’ intero raggruppamento che questi ha contribuito a fondare, che sta trattando sia col Pd che con Forza Italia. «Non è una questione di nomi, il problema per me è che alcuni si ritengono interscambiabili, credono normale stare da una parte o dall’ altra opposta. Io mi considero tutto il contrario di quello che ha fatto Matteo Renzi e che Alfano ha appoggiato», ha aggiunto l’ ex ministro della Gioventù.

La soluzione suggerita da Meloni sembra però superata dai fatti e, soprattutto, dall’ accelerazione che ha subito la trattativa tra il partito del ministro degli Esteri e il Pd. Anche se il coordinatore azzurro sull’ Isola, Gianfranco Micchichè, non sembra avere abbandonato tutte le speranze, gli esponenti locali di Ap sembrano decisi a voltare le spalle al centrodestra.

Ieri il coordinatore regionale di Ap, Giuseppe Castiglione, ha incontrato il coordinatore dei Centristi per l’ Europa, che poi è il partito di Pier Ferdinando Casini, cioè l’ ex ministro Gianpiero D’ Alia, e hanno raggiunto un accordo. L’ ala alfaniana e quella casiniana «presenteranno una lista insieme», indicheranno «un candidato unico». Se i berlusconiani volevano aspettare settembre, i centristi accelerano: «Abbiamo definito il programma in dieci punti, che presenteremo alla stampa subito dopo Ferragosto, tra il 18 e il 20 agosto».

A questo punto, manca solo la comunicazione ufficiale dell’ accordo che il partito di Angelino Alfano con il centrosinistra, allora. Perchè se Ap va con i Centristi di D’ Alia e il leader dei Centristi Casini, qualche giorno fa aveva dichiarato che «il nostro campo è il centrosinistra», va da sè, a meno di colpi di scena, che anche Alternativa popolare si alleerà con la coalizione di Renzi. Il ministro degli Esteri avrebbe strappato, in cambio della scelta del campo “sinistro”, un impegno al leader Pd a lasciare molto bassa – al 3% – la soglia di sbarramento della nuova legge elettorale.
Conferma Fabrizio Cicchitto: «Noi di Ap scartiamo ogni alleanza con il centrodestra classico sia quello nazionale costituito da Berlusconi, Salvini e Meloni sia da quello siciliano impersonato da Musumeci. Siamo aperti ad un confronto, ad una aggregazione di centro o alla costruzione di una alleanza fra il centro ed il Pd».

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