L’ACCOLTELLAMENTO MISTERIOSO AL FRATE CHE FREGAVA I SOLDI DELLE MISSIONI PER DONNE E BELLA VITA. ALLA FACCIA DEI CREDULONI

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La comunità dei padri comboniani di Padova è stata derubata di 90 mila euro. Una fortuna per un istituto religioso impegnato ad aiutare i più deboli. A fare sparire l’ingente somma sarebbe stato un loro fratello, il missionario di 60 anni Mario Citterio, finito iscritto nel registro degli indagati per appropriazione indebita aggravata.

Tutto è iniziato nel gennaio del 2015, quando il padre responsabile della comunità si è accorto dell’ammanco dalle casse dell’istituto e ha presentato denuncia in Procura. Sono così scattate le indagini da parte dei poliziotti della Squadra mobile.

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I furti si sono verificati tra il 2010 e il dicembre del 2013, quando fratel Citterio ricopriva la carica di economo dell’istituto religioso. Ma tutti quei soldi dove sono finiti? Gli inquirenti non lo sanno, anche se c’è un forte sospetto legato a una presunta rapina subita dal missionario nel gennaio del 2014. Allora il diacono fu intercettato al telefono e si scoprì il suo intenso rapporto con due giovani nomadi. Durante le chiamate al cellulare le corteggiava e sussurrava loro parole piene d’amore

Due coltellate all’addome prima di rubargli il marsupio che portava a tracolla: due colpi inferti con violenza e poi la rapina. Un’aggressione che lascia attoniti perché la vittima è un padre comboniano da sei anni a Padova e ormai prossimo a partire per le missioni in Africa. Fratel Mario Citterio, 58 anni, originario della provincia di Como, è ricoverato al terzo piano del policlinico in prognosi riservata. Dalle 17.30 del pomeriggio è arrivato in ospedale solo sette ore più tardi, dopo aver camminato per 40 minuti premendo la mano sulle ferite, dopo essersi addormentato sul sedile dell’auto privo di ogni forza. «È un miracolo se sono vivo, è stato Dio a farmi arrivare in ospedale», ha detto al risveglio in una stanza del reparto di Chirurgia I. Sul caso stanno indagando gli uomini della Squadra mobile di Padova.

L’AGGRESSIONE. Mario Citterio mercoledì pomeriggio ha parcheggiato la sua auto a Vigodarzere e ha imboccato lungargine Zanon per fare una passeggiata. Sotto la giacca della tuta teneva il marsupio con all’interno 150 euro in contanti e gli effetti personali. D’un tratto l’hanno affrontato due individui con il volto coperto dal cappuccio. Senza dire una parola l’hanno colpito due volte all’addome, hanno agguantato la tracolla del marsupio e l’hanno lasciato a terra sanguinante. Non hanno detto una parola. Il 58enne non è riuscito a capire se si trattava di italiani o stranieri.

UN “BUCO” DI SETTE ORE. Alle 17.30 l’aggressione, a mezzanotte il ricovero in ospedale: sette ore di vuoto su cui gli investigatori della Squadra mobile di Marco Calì stanno cercando di fare luce. I poliziotti hanno parlato a lungo con l’uomo dopo l’operazione ma non sono ancora del tutto chiari i contorni della vicenda. Ieri mattina sono tornati sul lungargine che costeggia il fiume Brenta alla ricerca delle macchie di sangue e del punto preciso in cui è avvenuta la rapina. Finora, però, le uniche tracce di sangue rilevate sono quelle sui sedili dell’auto, una vecchia Fiat Panda che Mario Citterio aveva parcheggiato a Vigodarzere. Ovviamente sono stati sequestrati anche i vestiti impregnati con le tracce ematiche.

LE IPOTESI. Una rapina violenta commessa scegliendo casualmente la vittima, oppure un’aggressione mirata magari da parte di due persone che conoscevano il padre comboniano. Sì, perché fratel Mario lavorava da anni nell’altra Padova, quella dei diseredati, di chi non ha nulla, di chi si nutre alla mensa della Caritas, di chi ogni giorno deve trovare una sistemazione per la notte. Mercoledì, alle 17.30, era già buio. Potrebbero quindi averne approfittato, sapendo che girava con denaro contante nel marsupio. Il “buco” temporale di sette ore è quantomeno inusuale. Certo, lo choc e il senso di spossatezza possono aver concorso a mandare in confusione il ferito ma perché aspettare così tanto prima di affidarsi alle cure mediche?

L’INDAGINE. Gli agenti della Mobile hanno sentito anche altri padri comboniani per capire quali fossero le abitudini del loro fratello. Hanno chiesto loro se aveva avuto dissapori o litigi con qualcuno. Contestualmente gli investigatori sono alla ricerca di eventuali immagini delle telecamere nelle vicinanze del luogo in cui ha parcheggiato l’auto o comunque lungo tutto il tratto arginale percorso durante la camminata. La descrizione piuttosto sommaria e la mancanza di indicazioni sulla possibile nazionalità dei rapinatori, non aiutano certo a dare impulso all’indagine.

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