MAFIA CAPITALE, LA PARASSITA PD: ”HO CHIESTO A BUZZI SOLDI PER ME E PER MIO MARITO”

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La deputata del Pd Micaela Campana, nota alle cronache per aver salutato Salvatore Buzzi con l’sms «Bacio, gran capo», ieri, sentita nel processo a Mafia Capitale ha ammesso di aver chiesto e ricevuto dal ras delle coop diversi contributi elettorali.

Soldi in favore dell’ex marito l’assessore Daniele Ozzimo, già indagato e condannato a due anni e due mesi per corruzione, e del partito nazionale.

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Contributi legittimi, ha spiegato. Per sé, quando si è candidata come consigliera municipale nel 2001(«di cui non ricordo se pervenuti perché la legge non prevedeva il rendiconto», ha specificato) e «ventimila» per la candidatura in Campidoglio dell’ex marito. Un finanziamento quest’ultimo, per sua stessa ammissione, arrivato a pochi mesi dalla separazione, tanto da suscitare la curiostà della presidente del collegio, Rosanna Ianniello: «Visto che all’epoca si era già lasciata con suo marito perché fu lei a fare da tramite?». «Perché lo ritenevo una persona valida per il Campidoglio», ha precisato la deputata.

I FINANZIAMENTI
La testimone, sentita sempre nell’ambito dei finanziamenti al partito, però, non ha saputo fornire spiegazioni precise di fronte a un sms inviatole da Buzzi nel novembre 2014, in cui l’ex presidente della 29 Giugno confermava l’avvenuto pagamento per la cena di finanziamento del Pd organizzata dal premier Matteo Renzi: «Bonifico fatto, ho preparato la lettera per il premier». «Gli dissi della cena, ma lui era già stato contattato dal Pd romano», ha detto la deputata, «Io gli indicai solo il numero di conto corrente. Ricordo le persone della cooperativa alla cena, ma non ricordo di aver visto Buzzi. Di sicuro non mi ha consegnato nulla».

LA TESTIMONIANZA
La testimonianza, durata un paio di ore, non è stata una passeggiata per la testimone che pur potendosi avvalere della facoltà di non rispondere, essendo la moglie (anche se separata) di Ozzimo, ha preferito parlare inanellando però una sfilza di «non ricordo» anche su altri punti cruciali dell’inchiesta, tanto che la presidente del collegio, l’ha interrotta più volte: «La invito per l’ennesima volta a dire la verità. Lei è una persona giovane, non può non ricordare. E’ singolare che lei abbia zone in cui ricorda e altre in cui non ricorda».

I VUOTI
Il picco dei vuoti di memoria è stato raggiunto quando la difesa di Buzzi, il ras delle coop e braccio destro di Massimo Carminati, ha tirato in ballo una intercettazione in cui la Campana chiedeva all’imprenditore di mobilitarsi per fare un trasloco che dalle intercettazioni è stato ricollegato al cognato, consigliere municipale e compagno della sorella. «Non ricordo nulla», ha tagliato corto la deputata rispondendo alle domande dell’avvocato Pier Gerardo Santoro. Sono tre le questioni cruciali che l’hanno messa in difficoltà. Dall’interrogazione sollecitata da Buzzi per il Cara di Castel Nuovo di Porto «che non ho mai presentato» (ha precisato), all’incontro sollecitato sempre da Buzzi con il viceministro Filippo Bubbico «di cui ignoravo l’argomento», fino al trasloco in favore del cognato, Nicola Corrado «di cui non so nulla». «Quando ho conosciuto Buzzi ero un’universitaria fuori sede». Durante la testimonianza la parlamentare ha specificato anche il significato dell’sms a Buzzi: «Bacio, gran capo». «Gran capo per una questione di rispetto, è più grande di me, e pure perché capo della più grande cooperativa del centro sud». Prima della parlamentare era stato il turno dell’ex garante dei detenuti della Regione Lazio, Angiolo Marroni, che ha ha rivendicato l’amicizia con Buzzi: «Ha dato lavoro a centinaia e centinaia di detenuti e anche di disabili».

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