”È MUSULMANA, NON PUÒ ESSERE PREMIER”: ROMANIA, IL PRESIDENTE SFANCULA IL PARTITO CHE HA VINTO LE ELEZIONI. CAMBIATE CANDIDATO!

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L’economista Sevil Shhaideh sarebbe stata la prima donna musulmana a diventare premier in Europa in un Paese non a maggioranza musulmana: in Romania meno dell’1% della popolazione segue l’Islam moderato. Shhaideh era stata indicata dal partito vincitore delle elezioni

Il presidente romeno Klaus Iohannis ha detto che non nominerà premier l’economista Sevil Shhaideh, che sarebbe diventata la prima donna musulmana a ricoprire quella carica. Iohannis ha spiegato di aver preso la decisione dopo «aver soppesato con attenzione i pro e i contro».

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L’economista Shhaideh, 52 anni, ha una limitata esperienza politica, a parte un breve periodo come ministro per lo sviluppo regionale nel 2015. Iohannis, che non ha motivato le ragioni della sua scelta, ha chiesto al partito socialdemocratico e all’alleato di coalizione, Alde, di fare una nuova proposta. Secondo gli analisti, la scelta potrebbe essere stata dettata dal timore di malcontento nell’elettorato: se Shhaideh fosse stata nominata, le due cariche più importanti dello Stato sarebbe state affidate a due esponenti di minoranze etniche e religiose, visto che Iohannis è un protestante di origini tedesche. Secondo l’opposizione di centro-destra, invece, Shhaideh, sposata con un uomo d’affari siriano, sarebbe una sostenitrice del presidente della Siria, Bashar al-Assad, tanto che l’ex ministro della Giustizia, Catalin Predoiu, dello stesso partito di Iohannis, ha dichiarato: «Voglio proprio vedere come potrà ottenere i certificati di sicurezza per accedere alle informazioni classificate della difesa e della Nato».

La scelta «obbligata»

Sevil Shhaideh era stata proposta durante le consultazioni dal Partito socialdemocratico romeno dopo le elezioni dell’11 dicembre scorso: lo schieramento di centrosinistra ha vinto con un ampio margine di scarto e con il supporto dell’Alleanza liberaldemocratica (Alde) e, con ogni probabilità, anche dell’Alleanza democratica dei magiari in Romania (Udmr, espressione della minoranza ungherese), si appresta a formare un nuovo governo che dovrebbe porre fine alla crisi politica sorta dopo le dimissioni dell’ultimo esecutivo, sempre di stampo socialdemocratico, guidato da Victor Ponta avvenute il 4 novembre del 2015. Nonostante donna e musulmana, due variabili nuove per lo scenario politico romeno, il nome di Shhaideh era stato fatto perché Liviu Dragnea, leader del Partito socialdemocratico, lo scorso aprile era stato condannato a due anni di carcere, con pena sospesa, per avere utilizzato la sua influenza e autorità nel partito al fine di ottenere indebiti vantaggi non patrimoniali e manipolare l’esito del referendum del 2012 in cui si votava la sospensione dall’incarico dell’ex capo dello stato Traian Basescu. E il presidente Iohannis era stato chiaro: aveva chiesto di non presentare candidati premier con precedenti penali.

I casi

Per l’Europa si sarebbe trattato della prima volta di una donna musulmana premier in uno Stato in cui l’Islam non è la religione prevalente. In Romania, l’80% della popolazione è di fede cristiana ortodossa e meno dell’1% è musulmano: ma si tratta di una minoranza molto moderata, tant’è vero che la stessa Shhaideh non indossa neanche il velo. In passato, ci sono stati i casi dei premier Tansu Ciller in Turchia (nel 1990) e Atifete Jahiaga in Kosovo (dal 2011 al 2016), ma si tratta di Paesi a maggioranza musulmana.

Il rischio impasse

La decisione di Iohannis sembra destinata a provocare un duro braccio di ferro. I socialdemocratici hanno vinto le elezioni battendo le formazioni di centro-destra e possono governare grazie alla storica alleanza con il partito di orientamento liberale Alde. Situazioni di impasse istituzionale si erano prodotte due volte con il predecessore di Iohannis, Traian Basescu, che venne però sospeso dalle sue funzioni dal Parlamento. Le recenti elezioni in Romania si sono tenute dopo la grave crisi politica seguita all’incendio di una discoteca a Bucarest nel novembre 2015 con 64 morti e alle successive manifestazioni di piazza, culmine del malcontento popolare nei confronti della classe politica. Da allora e fino alle elezioni di dicembre il governo romeno è stato guidato da un tecnico, Dacian Ciolos, 47 anni, ex commissario Ue.

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