OPERAIO AMMAZZATO PER AVER ”OSATO” FAR VALERE I PROPRI DIRITTI: SIAMO ARRIVATI ALLA SOLUZIONE FINALE

Travolto e ucciso da un tir durante un picchetto davanti all’azienda di logistica dove lavorava a Piacenza.

Un operaio egiziano di 53 anni, padre di cinque figli, è morto alle 23.45 del 14 settembre nella sede piacentina del corriere espresso Gls mentre scioperava per il mancato rispetto degli accordi per le assunzioni a tempo determinato dei precari. L’autista del tir è stato fermato con l’accusa di omicidio stradale dopo essere sfuggito al linciaggio dei colleghi.

 

La manifestazione sindacale era stata organizzata dalla sigla Usb che ha poi denunciato la morte del lavoratore. Secondo quanto riferito, erano presenti sul posto agenti per motivi di ordine pubblico e la scena si è svolta sotto i loro occhi. “Il conducente del camion che ha travolto e ucciso il nostro lavoratore”, ha detto Riccardo Germani di Usb, “è stato incitato a forzare il picchetto da un addetto vicino all’azienda. Gli urlavano ‘parti, vai!’ e quello è partito investendo il nostro aderente”. Secondo la ricostruzione della polizia, gli operai e i sindacalisti Usb avevano organizzato un’assemblea all’esterno del magazzino, in via Riva di Montale, chiedendo di essere ricevuti dal presidente del corriere espresso Gls. Mentre una delegazione stava incontrando i rappresentanti delle cooperative in un locale della società, un gruppo di lavoratori attendeva fuori l’esito del colloquio. La questura riferisce che “il lavoratore ucciso si sarebbe allontanato dal gruppo di colleghi in assemblea davanti al magazzino, dirigendosi verso il camion della Gls. L’autista, con in mano le bolle di consegna e chiuso nella sua cabina, lo avrebbe investito probabilmente per disattenzione”. Diversa la versione del sindacato di base Usb. Sempre secondo la polizia di Stato alcuni agenti che hanno assistito alla scena avrebbero “tentato di fermare il tir battendo invano sulla carrozzeria, mentre questo partiva a velocità sostenuta investendo il 53enne”.

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