L’11 gennaio la Consulta deciderà se ammettere o meno il referendum sull’abolizione del “Jobs act” e uno dei tre quesiti chiede proprio l’abolizione totale dei voucher

Prima li criticano e poi li utilizzano. Stiamo parlando dei buoni lavoro, meglio conosciuti come voucher, definiti “pizzini” dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, e oggetto di uno dei tre quesiti nel referendum, proposto proprio dalla Cgil, sull’abolizione del “Jobs Act”.

Come riporta il Corriere di Bologna, lo Spi-Cgil, il sindacato dei pensionati, a Bologna e in tutta l’Emilia-Romagna paga i propri lavoratori occasionali (quelli che lavorano meno di tre giorni alla settimana) con i voucher.

Il Corriere di Bologna ha contattato il segretario regionale dello Spi, Bruno Pizzica. La sua prima risposta è stata: “Abbiamo l’indicazione dai livelli nazionali di non usare i voucher, i volontari che lavorano per noi poche ore al giorno al limite li paghiamo con i buoni pasto”. Poco dopo, però, è lo stesso segretario regionale a ricontattare il giornale e cambiare versione: “Mi scuso, non mi occupo degli aspetti più organizzativi e non ero bene informato: quella dei ticket è una stupidaggine, è vero invece che utilizziamo anche noi i voucher, anche se continuano a non piacerci. Lo facciamo perché non abbiamo alternative”.

Pizzica lamenta quindi una mancanza di altre possibilità ma il fatto è che l’11 gennaio la Consulta deciderà se ammettere o meno il referendum sull’abolizione del “Jobs act” e uno dei tre quesiti chiede proprio l’abolizione totale dei voucher.

A spiegare ancora la situazione è il segretario dello Spi-Cgil di Bologna, Valentino Minarelli: “Ma quali ticket? Noi usiamo i voucher per i nostri volontari che fanno lavori occasionali, stiamo parlando di una cinquantina di persone. Parliamo di persone che guadagneranno 150 euro al mese, che lavorano solo qualche ora per noi”. Per Minarelli i voucher vanno aboliti ma al momento l’alternativa è solo il pagamento in nero.

“Noi siamo praticamente costretti a utilizzare i voucher — spiega Minarelli — anche perché in questo momento ci consentono di fare un’operazione legale e trasparente. Tutto il resto di cui si può parlare, dal ticket ad altri contributi, ci porterebbe di fronte ad una prestazione economica impropria”.

La storia dei voucher

La storia legislativa dei voucher inizia tredici anni fa e fu opera del secondo governo Berlusconi. Il provvedimento che ne inquadrò per la prima volta l’utilizzo fu infatti la “Legge Biagi“. Per diversi anni questa forma di remunerazione, introdotta per ridurre il lavoro nero in settori in cui era l’unica modalità di pagamento di manodopera, fu sostanzialmente inutilizzato. Fu il secondo governo Prodi, nel 2008, a dare attuazione alla legge.

Le modifiche alla legislazione furono a opera del quarto governo Berlusconi, in particolare con la legge 33/2009 che estese nel 2010 l’applicazione a tutti i soggetti.

Con il governo Monti è stata introdotta una totale liberalizzazione e il “Jobs Act” di Matteo Renzi ha innalzato i limiti da 5mila a 7mila annui e ha eliminato dalla legge la dicitura “di natura meramente occasionale” che era l’essenza del buono lavoro.

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