Venezia, il sindaco Brugnaro choc: “Piuttosto che scuole a pezzi vendo un Klimt”

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Venezia, 10 ottobre 2015 – Non molla Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro. “Piuttosto di vedere scuole o biblioteche a pezzi faccio questa scelta: prima di morire guardando il quadro vendo ilquadro“, dice il primo cittadino delle Laguna. L’ipotesi di vendere i dipinti per fare cassa è circolata ieri. Nella papabile lista dei ‘partenti’ in particolare, un Klimt e uno Chagall. “I soldi dei quadri – rileva nel corso di un incontro a Mestre per illustrare i primi cento giorni di attività della nuova amministrazione – finirebbero per sistemare le case dei bisognosi: per salvare Venezia dobbiamo salvare i veneziani”.

IL DOSSIER – Il dossier sulla possibile alienazione di opere d’arte da parte del Comune di Venezia, consegnato ad alcuni parlamentari veneziani, è finito ieri nell’occhio del ciclone. In particolare, un passaggio è stato contestato. “Valorizzazione del patrimonio mobiliare attraverso la vendita e monetizzazione di opere d’arte di natura pittorica che, ai sensi del D.Lgs 42/2004, non pregiudicano l’integrità delle collezioni esistenti”, si legge nel documento. Dentro tutta una serie di idee e misure – da presentare come possibili emendamenti alla legge di stabilità 2016, o di modifica della Legge speciale per Venezia – tali da consentire al Comune di sopperire alla situazione creditoria che Cà Farsetti vanta nei confronti dello Stato. Immediata la polemica, un polverone che è arrivato ai piani alti delle istituzioni. Dopo poche ore Brugnaro era sembrato fare una mezza retromarcia:  “Non è stata decisa alcuna cessione di opere d’arte di pregio, sarà necessario procedere ad una verifica attenta e puntuale del patrimonio a disposizione, ma al momento non esiste alcun elenco”, il commento del sindaco. Ma non aveva chiuso del tutto le porte all’ipotesi, parlando di “opere d’arte cedibili perché non legate, né per soggetto né per autore, alla storia della città”

IL NO DI FRANCESCHINI – Il processo, a prescindere, non si presenta facile. E incontra pure la reazione del ministro dei Beni Culturarli Franceschini che osservava ieri come “le norme del Codice Beni Culturali per evitare lo smembramento delle collezioni pubbliche e garantire la pubblica fruizione delle singole opere, chiudono il dibattito”. “Un dibattito – aggiungeva – che, visto dall’estero, farà altro male alla credibilità italiana”. Solo per la progressiva diminuzione dei finanziamenti della Legge speciale, il dossier Brugnaro stima in 1.250 milioni di euro i minori trasferimenti alla città di Venezia negli ultimi 10 anni.

CGIL – Dura presa di posizione della Cgil. “Vendere quei quadri, tra l’altro straordinari, è come spegnere una luce, consegnare una parte di patrimonio pubblico prezioso”, dice Andrea Lenarduzzi della Cgil di Venezia. “Signor sindaco, non consideri la crescita culturale un fattore secondario – aggiunge Lenarduzzi -. Non faccia percepire ai cittadini che un’opera d’arte che loro posseggono (il patrimonio in vendita appartiene a tutti noi), è una merce”.  E ancora: “Li faccia esporre quei quadri e valorizzi tutto il patrimonio della città, che è essa stessa tutta patrimonio, e non un luna-park per il turismo mordi e fuggi”.

LA SENATRICE –  L’iniziativa proposta di Brugnaro “deve essere sostenuta”. Così la sen. Anna Cinzia Bonfrisco, capogruppo dei Conservatori e Riformisti. “Non comprendo il perché di tante polemiche nate soprattutto con il ministro Franceschini”. L’idea non solo è “degna di essere presa in considerazione”, ma per la Bonfrisco deve “diventare una buona pratica per altri comuni d’Italia”.

 

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