Vergogna rossa, il big comunista salva le Coop: il trucco nella leggina, quanti milioni si bruciano – LO SCANDALO IN PARLAMENTO

L’emendamento di Ugo Sposetti sulle Coop: ribalta il codice civile per le cooperative

In questo squarcio di fine mandato per il Parlamento italiano le buone notizie non arrivano solo per la banche, ma anche per i vertici delle Coop rosse. Il merito andrà tutto al mitologico senatore Pd Ugo Sposetti, già tesoriere dei Democratici di sinistra, per i quali è riuscito a salvare il patrimonio immobiliare dell’ex partito comunista sistemandolo in 57 fondazioni, al riparo quindi dalle pretese delle banche che vantavano crediti per 200 milioni di euro, ora pretesi dallo Stato.

Sposetti ha presentato un emendamento alla legge di Bilancio, il 29.0.24 come riporta il Fatto quotidiano, grazie al quale potrà ribaltare il codice civile in favore dei soci delle cooperative. Nel testo presentato dal senatore dem c’è scritto: “L’articolo 2467 del codice civile non trova applicazione per le somme versate dai soci alle cooperative a titolo di prestito sociale”. Il giochetto è fin troppo semplice. Di norma i soci che hanno prestato denaro a una società poi fallita, hanno sempre dovuto aspettare che prima venissero risarciti gli altri creditori, dai fornitori ai dipendenti, fino alle banche. Con l’emendamento Sposetti, il prestito sociale diventa capitale di rischio.

La novità che sta per introdurre Sposetti non è di poco conto, perché finora i supermercati Coop si sono comportati come vere e proprie banche, incassando fino a 9 miliardi di euro dai loro soci. Sulla carte quel denaro serve a finanziare l’attività, di fatto è una gestione del risparmio, con tanto di carte magnetiche e sportelli. Questo oggi in Italia sarebbe un reato perseguibile con tre anni di carcere, perché sarebbe abusiva attività di raccolta del risparmio. Anche per questo capo d’accusa sono sotto processo alcuni dirigenti delle coop, come Livio Marchetti e Pierpaolo Della Valle, presidente e direttore generale delle Cooperative operaie di Trieste, da tre anni fallite con un centinaio di prestito sociale sul groppone. Lo stesso guaio che rischiano di affrontare i vertici di Coop Carnica a Udine, fallita nel 2014 con 26 milioni di prestito sociale ormai andato in fumo.

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